La straordinaria impresa di Marcell Jacobs nella finale olimpica dei 100 metri di Tokyo 2020 è ancora impressa negli occhi degli sportivi di tutto il mondo. In questo breve articolo ci focalizziamo su l’azione delle braccia e del loro ruolo nella corsa, soprattutto quella di velocità. Analizzeremo il movimento degli arti superiori sia sul piano sagittale che trasversale per osservarne la delicata funzione che permette al corridore di mantenere stabile la propria direzione di corsa.

Il movimento delle braccia sul piano sagittale.

L’oscillazione degli arti superiori sul piano sagittale rappresenta lo strumento che consente di bilanciare la falcata operata dagli arti inferiori; quindi, l’ampiezza e la frequenza dell’oscillazione delle braccia è proporzionale a quella delle gambe, in modo tale da che il momento angolare generato dagli arti superiori sia uguale e contrapposto a quello generato dagli arti inferiori.

La gamba ed il braccio controlaterale si muovono nella stessa direzione

Il movimento osservato sul piano Trasverso

Nel diagramma A, l’arto inferiore destro viene spostato all’indietro, mentre quello sinistro viene “recuperato verso l’avanti. (la sagoma del piede con la linea continua corrisponde all’inizio del movimento, mentre quella tratteggiata alla fine). Questi due movimenti sono eseguiti ad una certa distanza dal centro di rotazione (linea mediana del corpo), provocando una rotazione anti-oraria del tronco se osservata dall’alto. Nel diagramma B gli arti superiori si muovono nella direzione opposta e causano una rotazione del tronco in senso orario se osservata dall’alto.

L’azione contrapposta degli arti inferiori e superiori.

Questi meccanismi fanno si che il movimento rotazionale prodotto dalle gambe venga neutralizzato da quello delle braccia, il cui contributo aumenta all’aumentare della velocità di corsa. Infatti, negli sprint il tronco ruota pochissimo a testimonianza dell’importante ruolo giocato dagli arti superiori.

Un’ultima importante considerazione

Se la velocità di corsa non è elevata, l’azione delle braccia è eseguita in maniera molto naturale e fluida. Solitamente il gomito mantiene costante il suo angolo di flessione e l’oscillazione è principalmente a carico del braccio. E’ importante però considerare che quando la velocità di corsa è alta il movimento dell’arto superiore può subire una significativa modifica. Infatti, l’oscillazione degli arti superiori verso il basso e all’indietro deve essere vigorosa, perché questo fa accelerare il corpo in avanti e verso l’alto. (il gomito va estendendosi spostandosi indietro in corrispondenza del contatto al suolo del piede controlaterale).

L’opposto invece succede quando il braccio esegue la fase di recupero. Per questo esso non dovrebbe essere spostato troppo rapidamente perché rallenterebbe il corridore. Questo è uno dei motivi per cui i velocisti portano gli arti superiori in basso e all’indietro con forza, ma lasciano che il recupero avvenga a carico del ritorno elastico dei muscoli e dei tendini, al fine di raggiungere velocità di corse elevate. 

Per questo motivo è essenziale che un velocista sia forte ed abbia un profilo muscolare sviluppato anche nella zona superiore del corpo (Tronco ed arti superiori). Un adeguato profilo muscolare e di forza sono quindi indispensabili per consentire alla parte alta del corpo di compensare la spinta delle gambe e consentire stabilità all’atleta per mantenere la direzione di corsa e coprire la distanza nel minor tempo possibile.

Tratto da: “Biomeccanica dello Sport”- Anthony Blazevich, Calzetti Mariucci

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